LUZZI - TEBE LUCANA


La storia antica di Luzzi presenta una rilevante stratificazione di testimonianze: dall'arrivo di popolazioni elleniche (IV sec. a.C.) all'egemonia romana, fino agli insediamenti monastici dell'alto e basso medioevo.

Il primo nucleo abitativo dell'attuale centro storico comincia a formarsi con 1 'arrivo dei Normanni nella valle del Crati.

Quando, cioè, Roberto il Guiscardo, nel 1050, occupa dapprima i territori di San Marco, Bisignano e Cosenza.

Secondo il Marchese il territorio di Luzzi viene conquistato da Matteo il Guiscardo, il quale ne concede poi il possesso della giurisdizione feudale alla famiglia dei Lucij, proveniente dal dipartimento francese di Dromfrout.

Questo primo agglomerato urbano della Comunità luzzese nasce sul colle Ilice attorno alle chiese di Sant' Angelo e di S. Maria.

Alcune fonti storiche del XIII secolo documentano l'esistenza di due castelli esistenti nel territorio di Luzzi: uno edificato in pieno centro urbano, su un'altura chiamata ancora col toponimo "Castello" e l'altro eretto sulla montagna della Noce.

Dopo i Lucij sul feudo di Luzzi, fino agli inizi del Seicento, si succederanno i Loritello di Catanzaro, i Sanseverino di Bisignano, e i più modesti Signori Ferraris, Somma e Spadafora.

Nel 1614 vi subentra Cesare Firrao e alla sua famiglia il feudo (divenuto principato nel 1733 con decreto a firma di Callo VI, da Vienna) resterà in possesso fino alla nuova entrata del governo francese (1806).

Attualmente il centro storico, benché accusi perdita della sua originaria identità storica e architettonica, presenta ancora un corpo urbano dalle connotazioni medioevali.

Costruito su uno sperone collinare, fino ad alcuni secoli fa, Luzzi era anche circondata da una cinta muraria con varie porte d'accesso, delle quali è rimasta solo quella del "Fossato", oggi chiamata della "Portella".

Nel Seicento il centro si ingrandisce di nuovi quartieri popolari, di palazzi signorili ed altre chiese, e ciò a conferma di una classe agiata che basa la sua economia sulle rendite del latifondo terriero.

Di questi vecchi palazzi signorili, però, l'unico rimasto ben conservato è senz'altro il palazzo Vivacqua, sede della municipalità luzzese.

Altro edificio che, comunque merita di essere ricordato è il palazzo Coppa, edificato quasi come una fortezza normanna, con i suoi possenti contrafforti sopra il fianco destro dell'Ilice, al di sotto della chiesa di Sant' Angelo.

A Luzzi: (antica Tebe Lucana) Luzzi da un personale Lucium o Lutium, mansione di un Lucius; sec. XI Terra Luciorum, sec. XV terra di Luzzi)


Paese di incerte origini, il cui toponimo ebbe origine dal gentilizio di una famiglia normanna che nel sec. XI - XII ne fu fondataria.

Borgo di Luzzi (CS) By aldo sità  Musica:Taran Project  (feat Eugenio Bennato) Titolo:Ninna Nanna  Ph: varius artists  








Per chi non è nella cultura e nella spiritualità luzzese l'intervento di restauro in questione potrebbe sembrare un mero recupero storico artistico di un vetusto immobile ubicato in Luzzi per valorizzarne l'edificio antico dalle pitture di grande manifattura. 

Così non è. Per rimanere nell'ambito della storia, la chiesa della Madonna della Sanità o della Cava è presente a Luzzi da oltre quattro secoli.

Lo confermano fonti storiche reperite durante una accurata e minuziosa ricerca e le testimonianze tramandate da una generazione all' altra che riconducono la nascita della Chiesa sin dalla fine del XVI secolo in seguito all' apparizione della Santissima Vergine Maria, avvenuta in una seconda domenica di settembre, ad una fanciulla storpia di nome Lucrezia Scalzo salvata dalla rupe o cava tutt'oggi esistente.

Il fatto è meglio testimoniato da studiosi e ricercatori tra i quali ricordiamo il prof. Giuseppe Marchese, l'arciprete Don Francesco Ceraldi e il prof. Tarcisio Pingitore.

Il testo più recente è stato redatto dal prof. Tarcisio Pingitore dal titolo: "La chiesa e il culto della Madonna della Cava a Luzzi - storia e spiritualità di un'apparizione mariana". L'autore ha saputo ricostruire con dovizia di particolari anche circostanze inedite. Da questo testo abbiamo attinto per meglio dare il nostro contributo al progetto di restauro conservativo presentato.

L'autore riferisce che in origine nel luogo dell'apparizione venne edificata soltanto una piccola nicchia, alla quale successivamente fece seguito l'attuale piccolo edificio chiesastico.

Esso sorge poco distante dal centro storico del paese: "in uno spiazzo che in discesa si apre sui declivi dei colli Caruso e San Leo, in una piccola e stretta valle che ha dato origine al toponimo del sacro sito ".

L'apparizione della Madonna nella Cava di Luzzi

Sulla vicenda divina dell'apparizione vengono richiamate anche le fonti storiche della chiesa matrice di Luzzi e quella di Sant'Angelo. Del fatto esiste una tardiva ma verosimile ricostruzione risalente all'inizio della metà dell'800 da parte del sacerdote don Giuseppe Pepe.

La storia dell'apparizione

"Un giorno la piccola Lucrezia Scalzo e sua madre uscirono di casa per portare al pascolo il loro gregge di pecore. Giunti in un vicino campo d'erba Lucrezia rimase sola con il compito di sorvegliare le bestie in quanto sua madre andò ad approvvigionarsi di acqua ad una vicina sorgente sottostante al campo d'erba.

 

Alla Madonna della Sanità in Luzzi

  • ​Vergine Santa,
  • che presso la Cava
  • salvasti la pastorella Lucrezia,
  • proteggi anche noi dal pericolo.
  • Nei momenti difficili rendici forti
  • e vieni in nostro aiuto. 
  • O Madre di Gesù e madre nostra 
  • guarda noi tuoi figli, 
  • donaci la forza di riuscire a perdonare 
  • e di soccorrere chi si trova nel bisogno. 
  • Per te, regni la pace nelle nostre famiglie 
  • e nel mondo intero. 
  • Amen

  • di Salvatore Corchiola
  • Con approvazione ecclesiastica

Nel mentre che le pecore brucavano l'erba, una di esse si allontanò. La giovine Lucrezia, storpia sin dalla nascita, vedendo che, nonostante i suoi richiami, la pecora non ritornava assieme alle altre, cercò di andarla a riprendere. Con molta fatica ha teso il suo mal fermo piede, carponi, sul pendio della Cava.

Nel compiere questi movimenti la fanciulla perde l'equilibrio e cadendo nel vuoto invoca la Vergine affinché le salvi la vita.

Così miracolosamente avvenne: la Madonna le apparve improvvisamente in tutta la sua straordinaria bellezza e con un enorme splendore di luce si chinò e acciuffò Lucrezia per i folti capelli neri, portandola in salvo sulla piana. Qui le cinse il collo con un giunco, la guarì dalla sua malattia agli arti inferiori e la invitò a promettere voto di castità.

Quando la madre della fanciulla ritornò col carico d'acqua vide la figlia, assorta ed inginocchiata in preghiera e chiamandola più volte, questa le raccontò l'evento sopra narrato, ossia il miracolo della salvezza dalla rupe o cava, la guarigione dalla malattia agli arti inferiori (ecco perché chiamata Madonna della Sanità) e la richiesta del voto di castità rivolto alla fanciulla.

Questo in estrema sintesi il fatto. Da qui la storia della fede non solo del popolo Luzzese ma anche da fuori per come risulta dalle testimonianze e dai documenti storici esistenti e richiamati nei vari testi dagli autori che si sono occupati dell'evento sublime e celestiale. in questa breve relazione storica, che non può certamente essere sostitutiva dei diversi scritti e della documentazione raccolta nel tempo, si vuole solo in via generale ed a tratti raccontare nelle diverse epoche la lunga cronistoria della Chiesa e del culto alla Madonna della sanità. "

Epoca di costruzione della chiesa della Madonna della Cava o della Sanità e sua amministrazione.

 

Madonna del Pettoruto di Antonio del Corchio



Risulta esistente in pari epoca la Pia Opera della Santissima Vergine della Cava amministrata dalla locale congregazione di carità. La documentazione storica dell'esistenza della Chiesa risulta in atti giuridici certi tra i quali si ricorda un legato dei primissimi anni del 1700 dal quale emerge che il parroco dell'epoca Don Giuseppe Padula fu cappellano fino al periodo in cui morì (1701 o 1702). Al nome del medesimo parroco risulta correlato un testamento del 1693 riguardante la disputa tra le due chiese principali di Luzzi.

I vari restauri

La Chiesa è stata restaurata più volte nel tempo.

Dalla documentazione e dalle iscrizioni lapidee risulta essere

stata restaurata sotto la reggenza del cappellano Don Gennaro Amoroso.

Nell'anno 1840 la chiesa venne abbellita di affreschi a devozione di Battista Sant'Agata.

Si citano alcune date dei restauri verificatisi nel tempo della parte centrale della Chiesa essendo le parti laterali sorte successivamente.

Gli anni da ricordare per le iniziative di restauro sono tra il 700 e l'800 quelle più antiche: 1720, 1840 e 1887, nella prima metà del 900 ossia nel 1912, nel 1928, negli anni della seconda guerra mondiale 1942 - 1943 e fino ai nostri giorni l'ultimo è avvenuto nel 1992 ad opera di Don Umile Plastina, attuale cappellano della Chiesa.

Il campanile

Al solo fine di essere concreti in questa esposizione, non è possibile non accennare al campanile, detto 'a sacra turra', non interessato, per il momento, al restauro conservativo, per riferire come lo stesso sia stato realizzato sul colle Caruso ovviamente dopo l'erezione della chiesetta, intorno alla seconda metà dell'800. 


La Madonna della Cava

La tradizione

Simile ad altre tradizioni popolari sacre, fiorisce, nell'anima di Luzzi, l'umano racconto della storpia pastorella.

Sono questi, in sintesi, i brevi accenni: la Vergine Santa appare, nella valle orlata di ginestra, alla giovanetta Lucrezia Scalzo, che torna a casa salva, guarita e dice…

La fondazione dell'Abbazia cistercense della Sambucina è legata alla vicenda di Papa Onorio III alla cui morte erano stati eletti altri due Papi: Innocenzo II e Anacleto II. Quest'ultimo appoggiato dalla maggioranza dei cardinali aveva chiesto aiuto al normanno Ruggero II. Questi aveva invece dalla sua parte il re Lotario di Germania, ma soprattutto Bernardo di Chiaravalle, che nel sinodo di Etampes del 1130 si era schierato decisamente a suo favore. San Bernardo aveva un atteggiamento ostile contro Anacleto II, sia perché di discendenza ebraica, nel medioevo poco stimati, sia perché proveniva da Cluny, monastero che San Bernardo detestava a causa delle grandi ricchezze li accumulate, e per lo spirito di mondanità con cui vivevano quei monaci. Solo nel 1139 con la pace di Mignano e dopo la morte di Anacleto II si venne a capo della controversia. Innocenzo II accettato da tutti come unico Papa, riconobbe a Ruggiero il titolo di Re di Sicilia e la giurisdizione su tutta l'Italia Meridionale. Dopo queste vicende San Bernardo aveva scritto a Ruggiero una lettera con la quale si congratulava per essere stato riconosciuto Re di Sicilia, e Ruggiero a sua volta aveva invitato San Bernardo a fondare un monastero nelle sue terre. Infatti Bernardo abate di Clairvaux prima di morire il 20 Agosto del 1153, inviò personalmente alcuni monaci in Calabria i quali scelsero Luzzi tra il 1135-1141.

Quel giorno non un movimento nell'aria cristallina. La stradicciola sfossata e pietrosa va ad una solitaria distesa di verde: qui le pecorelle e gli agnelli possono brucare lentamente, indisturbati. Lucrezia pulisce nell'erba i piedi nudi, duri e grigi del color delle pietre. Porta in capo una cuffietta bianca, i capelli tirati sulle tempia e stretti sulla nuca, ha gli occhi pieni di azzurro: sul suo volto alita un lieve odore di fiori …

Povera bimba malata: cerca d'invocare, come può, "mane e sera " la Madre del Signore!

Ad un tratto, dal monticello senza sfondo, una pecorella belante fugge e precipita. Si lancia, preoccupata la guardiana, per salvarla; ma anche lei, carponi, scende miseramente e senza scampo nel burrone, tra le spine.

Come da una grotta marina formata allo scrosciar de l'acque, sovra uno spicchio di luna che le sostiene i piedi, in uno scorcio di cielo, ecco la Madonna …

L'umile figlia s'inginocchia invasa da un brivido, e la maestosa Signora la bacia, stende le mani in aiuto prendendola dolcemente per una ciocca, e con un giunco strappato all'imo, le cinge poi il collo.

Le onde splendenti del ruscello sembrano sciogliere il sole, e vanno come una massaia affacendata …

Lucrezia sale lesta dal fosso: scalza ma sana; risale il colle, non ha più bisogno del bastone; gli arti son validi, veloci, mentre la Madonna della mistica Cava guarda dall'alto della sua misericordia, ricca e bella di rose e di speranza, sospesa sullo specchio roseo del rivo!

"Lucrezia – ripete dentro una voce celeste – sono la Madre del cielo: tu resterai vergine…".

Sul luogo dell'apparizione e del miracolo, della seconda metà del 600, sorge una nicchia, umile ed antica.

Il tempietto

Insoliti chiarori notturni – riporta il Manoscritto del XVI sec. ([1]) – per sei mesi s'eran visti sul luogo del prodigio …

La Madre della Sanità, solleva in piedi Lucrezia, la conduce qualche passo più lungi e le parla, sopra i ruderi millenari e polverizzati di un tempietto pagano della storica valle Juliana. Accanto, scaturita dai passi della celeste Visione, la terra offre una vena d'acqua fresca, premente e leggera: la fontana del miracolo!

Costruito dal popolo negli anni 1881-1882, poco distante dalla nicchietta primitiva, vive oggi, solitario ed agrestemente suggestivo, il Tempietto della Cava. Ove un dì gente accorsa al discorso della miracolata implorò grazie preziosissime, tra una "dolce chiostra" di ulivi, si perpetua il retaggio della fede di Luzzi e l'amore di Maria…

E' un pellegrinaggio continuo non cieco né fanatico, ma tranquillo e luminoso.

Per due secoli si conservò il "giunco" di cui della Vergine era stata cinta la pastorella Scalzo. Don Francesco Durante, cappellano della Chiesetta fino al 1903, avea ricevuto la preziosa reliquia dalle mani del vecchio Sacerdote Don Luigi De Bonis, secondo addetto al culto della vetusta nicchietta. Ma, alla morte del Sacerdote Durante, i congiunti dichiararono di non averla, né conoscere ove fosse ([2]).

Dalla sanità data a Lucrezia e dal luogo, che forma una cavità della stretta valle chiusa da colline, il nome di " Madonna della Sanità o della Cava ".

All'ombra delle acacie, tra le libellule e il fogliame, le note indistinte della Chiesa, del giardinetto e del romitorio, cantano, al chioccolio della fontana, un fragile poema d'anime che riempie lo spiazzo, queta morbidamente il vento nei meriggi …

Sta qui sempiterno, tra le querce, un profumo di viole.

La Chiesetta a sera, sola e forse anche melanconica, pare incendiata dal fuoco del tramonto che s'infiltra fra i tronchi del pioppo, vigile sulla nicchietta incerta.

" Maria della solitudine " fa del suo luogo una lampada che illumina, sia quando l'erba cresce alta come l'onda del mare, sia quando folta la neve si sfoglia più del biancospino.

Non cessano le visite. Chiama il Campanile dal colle – come un bel pistillo sul fiore – chiama e sveglia, limpido e gentile, ogni casa, ogni casolare …

La 2a domenica di settembre

Il ricordo di tanto evento viene sempre celebrato la seconda domenica di settembre. Mattino e sera – stormi anelanti di rondinelle – uomini e donne raggiungono, nei giorni precedenti la festa, la "Cava", distante due chilometri, impervia e potentosa …

All'alba, quando le stelle s'annegano come occhi innocenti al primo sonno, i poveri mortali distolgono dalla solitudine la Madonna.

Preghiere, voti, lacrime: sembra il celeste remoto trono, un banco di commercio ove i figli comprano i baci della Madre; e Lei, con le sue mani color di madreperla, accoglie soavemente, benedice, risana, moltiplica il pane all'infinito. Guarda le piccole pure verginelle, accetta in voto le nitide ghirlande: sorride Maria che su, nel governo del cielo, possiede il ministero della difesa: Advocata peccatorum!

Commovente spettacolo – dice chi osserva. – Più contento è chi va, col Rosario in mano, quando le foglie han già i colori d'autunno, scorrendo i misteri della "Via Crucis" maiolicata lungo l'erta …

La festa è una sagra campestre, fatta specialmente dalla fiera dei vasai, e dai bimbi che rosicchiano coi denti piccoli. Si ringrazia pel raccolto, e i contadini dicono alla Madonna che salvi la vite e il grano, il sangue e la carne della terra, i termini che ci uniscono a Dio.

Gli ammalati, come alla piscina probatica dell'Evangelo, vanno alla Madonna della Sanità…

Per consacrarsi a Lei nella vita del mondo, tornano le spose novelle a deporre il velo ai piedi di Maria…

L'arte e la poesia

Sulle mura del Tempietto vi sono alcuni quadri di sentita ispirazione religiosa del pittore Giuseppe Cosenza ( [3] ) : due sue tele del 1866, una del Crocifisso, veramente geniale per concezione ed intonazione di colori, e l'altra del Beato Umile in estasi.

Un quadro della Madonna del Pettoruto è di Antonio del Corchio (1863); mentre porta la data del 1893 una immagine della Madonna del Rosario, appartenente ad artista posteriore e di scarso valore.

[1] La pia tradizione è stata raccolta da don Gennaro Amoroso e trovasi nel manoscritto "Storia delle Puine della mia Patria di Luzzi" del dotto Sac. Giuseppe Pepe, teologo ed umanista insigne. (Opera riordinata dall'autore stesso negli anni 1865-1871).

[2] Giuseppe Marchese: "Tebe Lucana", pag. 470. Tip. D'Agostino – Napoli - 1957

[3] Giuseppe Cosenza, pittore Italo-americano di grande talento, nacque a Luzzi, il 17 settembre 1846. Divenuto cieco, si spense a New York, il 2 giugno 1922. Fantasia e maestria di colori riempiono i suoi quadri ed affreschi. Fu anche scrittore facile e spontaneo. [G. Marchese, "Tebe Lucana", pag. 608-614].


Nel luogo dell'apparizione esiste una cappella votiva, mentre nella piana ove la Madonna cinse il collo alla piccola Lucrezia con un giunco, in un primo momento venne eretta una piccola nicchia. Solo più tardi venne costruita una chiesetta più piccola di quella attualmente esistente, infatti solo successivamente vennero aggiunte le navate laterali.

Secondo alcuni autori la Chiesa della Madonna della Cava possedeva in origine buona parte dei terreni circostanti; anzi questi davano anche una rendita annua e risultano perfino dati in affitto, a quel tempo, al signor Giuseppe Marchese e ad altri.

Successivamente vennero dati in censo oppure ceduti alla beneficenza per il mantenimento del religioso culto.

La Chiesa ha potuto mantenersi non solo per l'opera religiosa di un cappellano e di un eremita, che lo coadiuvava, ma anche grazie all'opera dei vari procuratori succedutisi nel tempo, nominati dal Vescovo Diocesano. Tra questi ricordiamo Giuseppe Pugliese, Angelo Gallo, Emiddio D'Andrea. Da fonte certa risulta pure che svolgeva nel 1827 il sacro culto il sacerdote don Vincenzo Amoroso.

Anche successivamente e in maniera più intensa, risulta l'esistenza dell'opera svolta dal cappellano Bernardo Pepe e dal procuratore Michele Girardi. Le fonti storiche ricordano anche la frequentazione dei luoghi sacri da parte di moltissimi devoti luzzesi e perfino da abitanti di paesi più o meno viciniori come Longobucco.

Giova ricordare che le opere dei procuratori dettero un certo impulso per la Chiesa in argomento. Il procuratore per ultimo citato risulta essere stato molto attivo, ad esempio, nell'aver commissionato al pittore Antonio Del Corchio (anno 1863) l'esistente tela raffigurante la Madonna del Pettoruto (San Sosti in provincia di Cosenza).

Risulta documentalmente accertato che sin dalla fine dell'800 per arrivare intorno al 1913 il cappellano dell'epoca fece richiesta scritta al vescovo di San Marco e Bisognano per concedere l'indulgenza parziale per meglio accrescere la frequentazione dei fedeli nell'agreste chiesetta della cava.

 

Esso si compone di due campane, una grande ed una piccola che chiamano a raccolta i fedeli per le sacre liturgie. E' ben visibile dal centro storico di Luzzi, in quanto è frontistante.

Si vuole ricordare dal punto di vista storico ed artistico come la campana grande, in bronzo, sia stata commissionata all'epoca a Luigi Valentini (anno 1878) da Cosenza. La campana piccola, del XVIII – XIX sec., pure in bronzo, risulta realizzata da un anonimo


 


Tebe Lucana — Le origini antichissime

Si suppone che Luzzi sorga al posto dell'antica Tebe Lucana, fondata nel IV secolo a.C. nell'ambito delle guerre tra i Lucani e le città magno-greche, da Alessandro il Molosso, venuto in Italia nel 335 a.C. nel tentativo di creare uno stato unitario nel Meridione d'Italia. Il suo progetto non si realizzò: venne ucciso in battaglia nel tentativo di conquistare Pandosia nel 330 a.C. 

La conferma di questa origine antichissima viene dai ritrovamenti archeologici: nelle contrade "Seppio Grippa" e soprattutto "Muricelle" sono stati rinvenuti importanti reperti come lapidi, resti di statue, una pavimentazione a spina di pesce e un'intera necropoli romana, ora custoditi nei musei di Sibari, Cosenza, Reggio Calabria e Napoli. 

L'attuale paese sorge non lontano dall'antica Tebe Lucana, che decaduta dalla sua nobiltà e soggiogata dai Greci venne chiamata Tebe Italica. Sotto i Romani, le sue contrade presero l'indicazione "agri prope Thebas". 

Il nome Luzzi — L'eredità normanna

Fu una famiglia appartenente all'entourage degli Altavilla, la famiglia dei Lucij proveniente dalla Francia, ad ottenere la concessione della giurisdizione feudale su quel territorio, che proprio da loro prese il nome di Lucium, da cui Lutium o Lutii e infine Luzzi. Nel XII secolo il feudo passò a Goffredo di Loritello, conte di Catanzaro e secondo la tradizione fondatore dell'abbazia di Santa Maria della Sambucina. 

L'Abbazia della Sambucina — Un gioiello medievale europeo

È il monumento più importante e famoso di Luzzi, con una storia affascinante.

La Sambucina prese il nome dalla pianta selvatica del sambuco, dalle cui bacche i monaci amanuensi ricavavano l'inchiostro per le loro attività, essendo il monastero anche un importante centro culturale. 

Nel 1141 fu concessa da Goffredo di Loritello, conte di Catanzaro e cugino del re Ruggero II di Sicilia, ai Cistercensi, i quali la ricostruirono stabilendovi il primo nucleo dell'Ordine nel Regno Normanno. 

I monaci cistercensi si occupavano della lavorazione della seta, della lana, del vetro e si dedicavano alla trascrizione di manoscritti antichi, dando vita a un importante scriptorium con annessa scuola calligrafica. L'Abbazia della Sambucina di Luzzi divenne la casa madre di tante altre abbazie cistercensi fondate nel Sud Italia. 

Tra gli ospiti illustri, soggiornò presso la Sambucina Gioacchino da Fiore, a sua volta fondatore della monumentale Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore. La Sambucina fu sede di esperienze grafiche di eccellenza e produzione di raffinati codici miniati. 

Un aneddoto affascinante: secondo gli studiosi, Gioacchino da Fiore avrebbe addirittura ispirato Michelangelo nella raffigurazione della volta della Cappella Sistina. 

La Sambucina subì nei secoli terremoti devastanti e una frana nel 1569. L'Ordine Cistercense lasciò la Sambucina nel 1780 quando, per volere di Ferdinando IV, venne soppresso e i beni incamerati dal demanio. 

Luzzi oggi

Sulle pendici occidentali della Sila, Luzzi è punteggiata di diversi edifici religiosi, tra cui la chiesa di Sant'Angelo, che custodisce una tela di Santa Maria delle Grazie opera della scuola di Leonardo da Vinci. 

In sintesi, Luzzi è un paese che racchiude tremila anni di storia: dalla Magna Grecia ai Normanni, dal monachesimo cistercense medievale fino alla vivace comunità di artisti, poeti e scrittori che abbiamo scoperto insieme oggi. Una terra davvero straordinaria! 




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Salvatore Corchiola

È un poeta legato al territorio calabrese, pubblicato dalla casa editrice Calabria Letteraria

Nel 2012 ha pubblicato la raccolta "Prime Poesie", un volume di 100 pagine. 

Chi l'ha letta ne parla come di poesie piene di sentimenti universali e di profonda umanità, con versi schietti e genuini che cantano l'amore per il bello e danno significato e valore alla vita. 

Risulta inoltre attivo nella vita culturale calabrese: è una figura che partecipa al dibattito letterario locale, capace di percepire e valorizzare il pensiero degli altri intellettuali del territorio. 

Non è un poeta di fama nazionale, ma appartiene a quella preziosa tradizione di poeti locali e regionali che tengono viva la cultura del Sud. 

Ecco una sua poesia:

Paese mio

A sera, 

nel tempo del silenzio 

ti guardo e ti ascolto

Su di un colle adagiato, 

le case affacciate 

a strade e vicoli quieti; 

ed io riconosco i passi

Lontano da casa 

discopro i tuoi canti 

e i falò nelle sere di stelle 

le voci umili delle tue fontane 

il tempo segnato dal campanile.

Paese mio, 

lento e sognante 

di cari affetti sospirosi accenti 

al nome tuo io mi rivedo; 

e tutto di te mi torna alla mente.


È una poesia bella e toccante. Si sente subito che viene da un'esperienza vissuta, non da un esercizio letterario.

Cosa colpisce di più

Il tema è classico — il paese natìo visto dalla lontananza — ma Corchiola lo tratta con una semplicità sincera che lo rende autentico. Non cerca effetti spettacolari, parla piano, come si parla di cose care.

L'incipit è molto riuscito: "A sera, nel tempo del silenzio" — quella sera e quel silenzio creano subito un'atmosfera raccolta, meditativa. È il momento giusto per la nostalgia.

Le immagini sono concrete e vive: i vicoli quieti, i falò nelle sere di stelle, le fontane, il campanile che scandisce il tempo. Sono dettagli piccoli ma precisi, quelli che solo chi ha vissuto davvero un posto sa nominare con quella naturalezza.

Bella l'espressione "le voci umili delle tue fontane" — quell'aggettivo umili dato a un suono d'acqua è poeticamente felice, dice molto sul carattere del luogo e di chi scrive.

Lo stile

Si avvicina a una tradizione lirica italiana classica, senza sperimentalismi. Il verso è libero ma con un ritmo interno che si sente. Ricorda certi toni di Pascoli nella tenerezza per le cose piccole e familiari.

In sintesi

È la poesia di un uomo che ama il suo paese con discrezione, senza enfasi. E questa misura è proprio il suo pregio. La nostalgia non diventa mai lamento, rimane affetto.

Ritratto del Maestro Biagio Murano

Poesia che mi ha dedicato Salvatore Corchiola

LINO

Misurato e sempre attento

il calabrese cittadino

Papaianni Lino.

Del suo lavoro

mai un lamento

e dei siti web un vero talento.

Con i suoi parenti

e gli amici veri

si dona volentieri.

Il parlato suo linguaggio,

quello del cuore:

ed è da sempre in dolciore!


20 luglio 2025 Salvatore Corchiola

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